Mangiare sano a Pisa: come scegliere frutta e verdura di qualità

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Il parere dei nutrizionisti è unanime, il consumo di almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno ha un effetto benefico per la nostra salute. Il mangiare sano passa anche (e probabilmente soprattutto) dall’arricchire la propria dieta con prodotti della terra, preferibilmente freschi: questo offre al nostro organismo un apporto di fibre, vitamine e sali minerali, garantendoci contemporaneamente un effetto saziante e dissetante associato ad un apporto calorico ridotto. Mangiare sano a Pisa significa quindi saper scegliere con cura i prodotti da acquistare, vediamo quali sono i criteri da prendere in considerazione:

FRUTTA E VERDURA DI QUALITÀ: PROVENIENZA

Sicuramente la provenienza è uno dei criteri fondamentali per la scelta di frutta e verdura di qualità. Se in passato le varietà esotiche erano piuttosto rare e venivano consumate principalmente in periodi particolari, festività e occasioni importanti. Oggi ananas, manghi e avocado arrivano tranquillamente sugli scaffali dei supermercati dai paesi tropicali come la Costa Rica, la Colombia, il Brasile o l’Ecuador e trovano spazio accanto alle mele della Val Venosta o alle pere romagnole; questo perché la globalizzazione dell’economia ha reso estremamente semplice alla grande distribuzione il rifornirsi dall’altro capo del pianeta.

Lo stesso meccanismo vale per le verdure: in questo caso i prodotti in molti casi sono i medesimi, solo che la provenienza rende necessario un lungo viaggio prima che i prodotti arrivino sulle nostre tavole. Come è ovvio, durante la stagione fredda non possono crescere le varietà tipiche dell’estate, il problema viene risolto con l’importazione di fagiolini dal Kenya o pomodori dal Marocco. Senza volerne fare un problema di bandiere, è innegabile come la provenienza incida sulla qualità: basti pensare che la regolamentazione dell’agricoltura può essere molto differente da paese a paese e magari può consentire l’utilizzo di diserbanti, insetticidi (in molti casi vietati in Unione Europea) o sostanze chimiche per garantire la conservazione durante sul trasporto (uno su tutti il tiabendazolo, fungicida e parassiticida che a dosi elevate è particolarmente tossico per l’uomo), così come è universalmente diffuso il ricorso a cere per rendere lucida la buccia e migliorare l’aspetto di pere e mele che hanno affrontato un lungo viaggio. 

frutta e verdura di qualità

FRUTTA E VERDURA DI QUALITÀ: STAGIONALITÀ

Più volte vi abbiamo parlato dell’importanza di consumare frutta e verdura di stagione, anche in questo caso non possiamo che ribadire questo concetto. Cibarsi di varietà stagionali contribuisce a salvaguardare il pianeta – acquistando un prodotto coltivato a breve distanza dal luogo della vendita è possibile infatti ridurre il consumo di energia (e l’inquinamento) legato al trasporto – e allo stesso tempo offre notevoli vantaggi per la salute. Sia chiaro, mangiare fragole durante l’inverno o arance in estate non vi espone ad alcun tipo di rischio, la questione ha piuttosto a che vedere con la mancanza di sapore e la riduzione al lumicino delle proprietà benefiche tipiche della frutta e della verdura.

Qui torna in gioco il discorso della stagionalità, visto che per forza di cose la frutta non di stagione proviene da luoghi lontani, e questo presuppone un lungo viaggio. Dal punto di vista organolettico, è evidente che  i prodotti che hanno dovuto viaggiare per settimane in celle frigorifere sono di sicuro meno pregiati di quelli di provenienza locale. Un esempio su tutti, le sostanze che conferiscono profumazione possono degradarsi molto velocemente, ed anche il contenuto di vitamina C tende a calare rapidamente dopo la raccolta. 

FRUTTA E VERDURA DI QUALITÀ: NO VASCHETTE!

Ok, sono molto pratiche, vuoi mettere la comodità di acquistare frutta e verdura lavata, tagliata e pronta all’uso? Secondo i dati più recenti sarebbero addirittura il 40% gli italiani che optano per questa soluzione, che però è altamente penalizzante dal punto di vista della qualità. Il perché è presto detto: una volta tagliati i vegetali tendono a perdere molto rapidamente il contenuto in vitamine ed in altre sostanze preziose per l’organismo: secondo i calcoli dell’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) il contenuto in antiossidanti si ridurrebbe addirittura del 50% nei prodotti tagliati ed imbustati.

Un altro elemento del quale è necessario tenere conto è la mancanza di una normativa che regoli la carica microbica consentita sul prodotto finito e che assicuri sull’assenza di agenti patogeni come salmonella, Listeria ed Escherichia coli. Inoltre, prima di essere confezionate le verdure vengono trattate con anidride solforosa (conosciuta anche con la sigla E220) allo scopo di mantenerle apparentemente “fresche”. Sia chiaro, si tratta di un conservante molto diffuso in tanti prodotti di consumo quotidiano, che in alcuni casi però può comportare reazioni allergiche e fenomeni di intolleranza alimentare.